L’educazione impossibile

Testimonianze contro la scuola pubblica

di Adalberto Ravazzani

La nostra società è in preda a una regressione culturale senza precedenti.
Le ideologie collettiviste, socialiste, comuniste e i loro sgradevoli derivati strutturali hanno ormai preso piede, contaminando qualsiasi settore delle esistenze degli individui.
Come ha affermato Javier Milei, il nostro imbattibile economista libertario, è giunto il momento di “levare dalla testa delle persone il socialismo”. Non è un’impresa facile.
Per distruggere il socialismo occorrono numerose armi culturali, a partire dal coraggio, dalla determinazione e dal buonsenso.
Per incrinare il collettivismo bisogna spezzare con una spada di Damocle la stessa base su cui esso poggia: l’istruzione pubblica.
Per questo motivo è da encomiare una breve e piccola antologia libertaria,curata dalla casa editrice Leonardo Facco: “L’educazione impossibile”.
Il sottotitolo ricalca appieno l’autentico scopo dell’opera: Testimonianze contro la scuola pubblica.”
L’inchiostro pregiato su carta raccoglie degli scritti imbattibili di autori immortali, che hanno messo sotto accusa l’educazione statale: stiamo parlando di L.Patterson, H.Spencer, B.Tucker, L.von Mises, G.Miglio e M.N.Rothbard, accompagnati da una bella prefazione di Renato Farina.
La visione del mondo di questi autori, nella variegata pluralità di indagini e metodi utilizzati, è estremamente limpida: il mondo dell’istruzione pubblica è un monopolio da abbattere e un sistema che si pone in piena antitesi al mondo imprenditoriale e di libero mercato.
Nonostante i manifesti intellettualistici e propagandistici a favore della pubblica istruzione e sulla sua “importanza” sociale, la struttura educativa pubblica è una fonte inesauribile di sprechi di risorse pubbliche (quindi soldi dei contribuenti), e di inefficienze burocratiche.
A questo stato di cose si aggiungono normative via via sempre più stringenti e aleatorie: obblighi, compiti, uffici, nozioni e programmi, che nulla hanno a che fare con una mentalità produttiva, aperta e a favore del libero scambio. L’impianto polemico di questo libro rompe gli incantesimi e le favole propagandistiche, squarciando il velo della Maya che è capace di nascondere la reale essenza delle corporazioni scolastiche e universitarie pubbliche.
Le pagine giungono all’origine del problema rintracciato nel monopolio statale dell’ istruzione, e dal socialismo educativo di Platone con “La Repubblica”, dialogo fondante dello statalismo occidentale.
Lo stesso gesto operato dallo Stato dello “strappare” i figli dai genitori, rappresenta un autentico furto. Il fatto che si voglia imporre un’educazione pubblica è un nonsenso, un ossimoro, poiché la formazione è sempre qualcosa che parte dall’individuo per valorizzarlo a trecentosessanta gradi.
Questa concezione pedagogica la spiegava in maniera impeccabile Herber Spencer: secondo il filosofo inglese, per essere uomini liberi dalle catene dello Stato bisogna istruirsi in autonomia, prediligendo appieno le proprie capacità, le proprie passioni e i punti di forza individuali.
Avvalersi del diritto di ignorare lo Stato significa- per Spencer- preferire un universo educativo pluralistico, competitivo e che insegni i valori della responsabilità e dell’autonomia individuale.
Di certo questa concezione si scontra con la classe politica, burocratica e di funzionari statali, i quali considerano l’educazione un ottimo sentiero per porre quelle basi capaci di far perdurare il proprio establishment all’infinito.
In un mondo scolastico e universitario come quello italiano, contrario a qualsiasi iniziativa privata, avverso alla proprietà privata e al capitalismo, fondato su elementi come la carta bollata e da drappi come il valore legale del diploma, una riflessione autenticamente liberista sulla formazione è di estrema importanza.
“L’educazione impossibile” è un manuale che ci viene in soccorso. Spezzando i dogmi del politicamente corretto sarà possibile costruire un nuovo ideale educativo, fondato sul talento, il merito e l’individualismo, in contrapposizione al collettivismo.
Come diceva Guareschi “Il collettivismo è umiliazione dei migliori ed esaltazione dei peggiori”.
Questo vale anche per la pubblica Istruzione.

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